Soltanto una persona aveva la forza –e il coraggio- di aggirarsi per i vicoli della città con un tempo simile. Era una giovane donna, anzi, per la precisione una ragazza di nemmeno vent’anni; si muoveva sicura e furtiva, non che ce ne fosse bisogno visto che era praticamente l’unica persona per strada. *La prudenza non è mai troppa, mia cara* le ripeteva spesso suo padre. Si reggeva con le mani un cappuccio scuro per ripararsi il volto dal vento e dalla pioggia, quel poco che bastava per vedere dove stava andando. Ma ormai conosceva la città a menadito, così come le persone *Sempre gli stessi volti, le stesse abitudini, le stesse parole... è sempre tutto così monotono. Vorrei andarmene da qui; vedere posti nuovi, accaparrare nuove ricchezze, riappropriarmi della Tribeca e rivedere la mia sorellina, la mia... sorellina...* Una lacrima solitaria le scese rapida su una guancia e si confuse con la pioggia, ma bastò a ridestarla dai propri pensieri. "Eccomi"
Era all’incrocio tra un vicolo e una delle strade principali, proprio di fronte all’ingresso della bottega del fabbro. L’insegna cigolava e si muoveva implacabile, ma la giovane non vi badava; aveva appena estratto da sotto il mantello i suoi attrezzi e con un’espressione decisa si avvicinò alla serratura. Proprio in quell’istante un lampo illuminò i vetri scuri della bottega e lei trattenne il fiato per lo spavento *Non è questo il momento di farsi prendere dal panico!* si disse convinta e cominciò ad armeggiare con la serratura, finché... TLACK! con uno scatto sordo la serratura saltò e lei si fiondò dentro. Sapeva già cosa cercare, e sapeva dove trovarla. Fece qualche passo diretta nel retrobottega, con i tacchi degli stivali che facevano rumore ad ogni passo sulle travi di legno del pavimento. Accese una torcia e si avviò nell’altra stanza dove sapeva che lì, sotto il telone, dentro la cassapanca, il fabbro teneva i suoi gioielli. La aprì con un calcio e ghignando disse "Ora la pagherai, vecchio grassone"