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Siete invitati a lasciare dei commenti all'uscita di ogni nuovo capitolo della mia storia, poichè, dato che si tratta della mia prima esperienza di "pubblicazione", mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i lettori, cosa piace e cosa invece deve essere cambiato.
Ringrazio comunque tutti per la visita e spero torniate presto.

Peitho

martedì 7 ottobre 2008

Capitolo 2

Nello stesso momento in cui una campana rintoccò le sei del pomeriggio, una ragazza si svegliò di soprassalto. Aveva un fisico snello e proporzionato, anche se non era molto alta.; i capelli, scuri e ricci, le arrivavano a metà schiena. Se li legò frettolosamente, tanto che alcuni ciuffi scivolarono dal nodo ad incorniciarle il viso. Si infilò una camicia semplice e dalle maniche lunghe, così da coprire la fasciatura che a sua volta nascondeva il polso, sopra il quale era stato marchiato a fuoco uno dei suoi più grandi segreti... Si infilò dietro la cintola il pugnale, nascosto dalla camicia e mentre si stava dirigendo alla porta per uscire, inciampò in qualcosa per terra “Orribile topaia!” mormorò seccata, e si accorse che, ad averle fatto perdere l’equilibrio era stato il mantello che aveva usato quella mattina. Lo gettò sulla branda ed uscì.

Dal momento in cui aveva aperto la porta, il brusio che si sentiva prima era diventato un insieme di urla, risate sguaiate, rumori d’ogni sorta... insomma, il locale era pieno, infatti la camera della giovane era situata al piano superiore di una delle bettole della periferia di Port Paradise.

Scese le scale con calma, evitando d’istinto una bottiglia vuota di rum che era stata lanciata nella sua direzione da un ubriaco e che si schiantò contro la parete, andando in mille pezzi. Quando era quasi all’ultimo gradino, si voltò di scatto verso il bancone, il suo stivale fece scricchiolare l’ultima asse e contemporaneamente l’oste ruggì “Myers!” lei lo squadrò e lui continuò “Dove pensi di andare!?” Buonasera a lei, Mister Higgs” pensò la ragazza sarcastica e si diresse di fretta verso l’uscita, ma la ramanzina quotidiana la colpì inesorabile come ogni giorno “Se osi presentarti in ritardo al lavoro, giuro che t-...”. Lei si sbatté la porta alle spalle e sottovoce continuò la frase “...che ti licenzio e ti butto fuori dal mio locale. Sì, Sì. Lo so” e si diresse al porto.

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